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Parto da una ammissione.
Sono convinto che Dio si è fatto "vivo" con l’umanità. Ha parlato. Ha spiegato molti misteri presenti nella vita dell’uomo che vive sulla terra. A suo vantaggio ha prodotto interventi di persona, formidabili. Soprattutto in rapporto proprio al fatto tremendo del morire. Per rimarcare l’onestà di Dio, il libro della Sapienza [2,4] sostiene che la morte è entrata nel mondo per l’invidia del diavolo. Non è invenzione di Dio. Tanto meno, è una sua punizione, sanzionata per colpire il peccato umano. E’ piuttosto un esito dello stato di colpa nel quale l’uomo nasce e vive. Un esito che Dio rifiuta e, per questo, ha deciso di eliminare. Le Scritture sostengono che Dio ha creato uomo e mondo per la vita e la felicità. Del resto, se così non fosse, non si spiegherebbe la morte in Croce dello stesso Figlio di Dio.
Dire tutto questo non è, però, ancora affermare che Dio ha detto "tutto" e ha compiuto "tutto". Restano misteri insoluti e problemi di vita ancora aperti. Gli uni e gli altri ci fanno vivere in una condizione esistenziale terrena nella quale ci è richiesto di accordare a Dio fiducia.
Perchè Dio non ha detto "tutto"? Perchè compirà la sua opera di liberazione dal male solo "alla fine" di un tempo che non si sta presentando per nulla come "breve"? Non è stato nè detto nè scritto nei Libri Santi. Quindi queste domande - come molte altre - non possono avere risposta. Tra queste sta senz’altro la questione dell’origine del male in tutti i suoi infiniti aspetti.
Sono tuttavia convinto che Dio è sincero quando afferma di volere risolvere a vantaggio degli uomini della terra il problema del male che, nella morte, trova il suo punto di vertice. Sono inoltre del tutto convinto che, contestualmente, Dio ha indicato a chi intende dargli credito percorsi di vita da percorrere per giungere con sicurezza alla liberazione totale e definitiva dal potere del male.
Fare teologia è, in ultima analisi, approfondire nel modo più razionale possibile le fattispecie di questi percorsi, i valori oggettivi in essi nascosti, i sostegni indispensabili messi da Dio stesso a disposizione di quanti divengono suoi pellegrini, orientati a volerlo un giorno raggiungere per uscire una volta per tutte dal potere del male e da tutti i suoi condizionamenti e le sue persecuzioni. Certo, al fare teologia deve seguire sempre lo sviluppare una forte e lucida spiritualità da discepolo fedele di Gesù.
Ma tutto questo è proprio uno dei valori centrali della fede cristiana. La fede che a lezione si continuerà a investigare, con umiltà ma insieme con forza autentiche. |